La storia di Cantina Bacco

Tradizione e modernità

Dall’antica Roma alle tavole internazionali. Una storia di famiglie, di tradizione e di innovazione. La Cantina Bacco di Nettuno ha radici antiche, radicate nella storia vinicola locale. Tutto ebbe inizio grazie all’intuizione di alcuni produttori accomunati dalla volontà di coltivare e tutelare i vitigni autoctoni della zona, da sempre coltivati in quei luoghi. Dal 1973 questa realtà porta il nome di Cantina Bacco, ancora gestita dalle famiglie storiche arrivate alla terza generazione.

La Storia

Per continuare una tradizione perpetuata nei secoli alcuni viticoltori, a partire dal 1973, si sono riuniti ed hanno fondato la Cantina Bacco di Nettuno.

In questa terra fertile, riscaldata da un sole sempre amico, con un clima favorevole e costante, i vitigni tra cui il famoso Cacchione di Nettuno, curati con elevata professionalità, puntualmente producono quelle uve che, selezionate con cura certosina e nel rispetto delle antiche tradizioni nonché con l’ausilio di moderne tecniche, donano ai buongustai quel nettare che nel passato deliziava la mensa di Marco Tullio Cicerone nella villa di Torre Astura e quelle opulente degli imperatori nell’Antium romana.

Il prodotto di punta di Cantina Bacco è il Pantastico prodotto dall’uva Cacchione.

Figlio verace dell’uva, il Cacchione, vino bianco e generoso, superbo e gradevole, trionfa sulla tavola e nobilita antipasti, pesce e carne. Nelle opere degli autori latini frequentemente si leggono citazioni riguardanti i vini di quel promontorio, che dalla Latina Tellus si protende nel Tirreno, lembo estremo della provincia di Roma, meta turistica e di soggiorni internazionali, sul quale si è svolta la storia secolare di Anzio e Nettuno. Vini rossi e vini bianchi inebriavano i commensali nei banchetti delle famiglie patrizie ed erano prediletti dagli imperatori Nerone e Caligola, ambedue nativi del luogo, e spesso residenti nella famosa ed opulenta Villa Imperiale dell’Antium romana. Il vinum merum celebrato dai poeti veniva offerto in dono alla Dea Fortuna, protettrice di Anzio, nel suo celeberrimo tempio, come scrisse Orazio “O diva gratum, quæ regis Antium”.

Nel lungo silenzio del Medio Evo, la storia del promontorio vede Antium distrutta dai pirati saraceni e sorgere al suo posto Neptunum, la cui popolazione superstite divenne agricola e trovò nella viticoltura la sua nascente economia. A partire dal 1400 i documenti dell’epoca riferiscono una costante produzione di vini pregiati, che gli stessi invasori saraceni trovarono così allettanti da far dimenticare loro le terre d’origine, ed indurli a stabilirsi nella zona, convertirsi alla religione cristiana ed essere assorbiti dalla popolazione locale. Nobili famiglie romane, quali i Colonna, gli Orsini, i Borghese ed i Caetani, ed i cardinali della Chiesa, quali l’Albani, il Cesi ed il Costaguti incoraggiarono e protessero la produzione vinicola, con la quale crebbe un’attività commerciale di chiara fama.