Il Cacchione a Piede Franco

Il Cacchione è un vitigno a bacca bianca tipico della zona compresa a sud di Roma, biotipo del più comune “Bellone” dei Castelli Romani.

Adattatosi nei millenni ai territori di quella che è conosciuta come Costa dei Cesari (luogo privilegiato dell’otium per le più illustri famiglie e i “divini” imperatori dell’antica Roma), oggi corrispondente al territorio dei Comuni di Anzio e Nettuno, questo vitigno deve la sua autenticità al terreno sabbioso in cui affondano le sue radici.

Pare, infatti, che su un terreno qual è quello di Nettuno, ex fondale marino, la Fillossera (link ad altra pagina Cacchione su specchietto Fillossera), parassita cui è dovuta la distruzione della maggior parte dei vitigni europei, non sia riuscita ad attecchire.
Ciò ha garantito nei secoli a questa pianta di mantenere la propria autenticità tant’è che, ad oggi, il Cacchione è uno dei pochi vitigni rimasti in Italia e nel mondo ad essere coltivato ancora a “piede franco”, cioè senza innesto alcuno.

Si può dire, insomma, che è stata la simbiosi tra il Cacchione ed il territorio che lo ospita a permetterci oggi di avere un vino unico, autentico e verace qual è il Pantastico (link allo shop), prodotto di punta di Cantina Bacco e massima espressione della vinificazione delle uve Cacchione 100% piede franco.

Questo vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, dall’aroma intenso e complesso con sentori di frutta matura, floreali e minerali, un vino avvolgente, equilibrato, armonico e con ottima persistenza.

Innesto


La tecnica dell’innesto consiste appunto nell’apporre sulle radici di un vitigno americano il fusto di una vite europea. Le radici delle viti americane sono infatti più robuste rispetto a quelle delle viti europee e quindi in grado di resistere maggiormente all’azione infettiva provocata dalla puntura di questo parassita.
Tale espediente ha permesso, nel tempo, la conservazione di molte specie di vitigni autoctoni europei alterandone tuttavia l’integrità. Soltanto le varietà coltivate in ambienti circoscritti o nei terreni sciolti, come le sabbie del nostro territorio, i terreni lavici o rocciosi sono riuscite a sopravvivere.

 

Le fasi della messa a dimora

1) Preparazione al taglio

Dopo aver tagliato e selezionato i rami nella fase di potatura, gli stessi vengono conservati in un ambiente umido e fresco come le grotte, diffuse nel territorio, o messe sotto la pozzolana lasciando l’estremità scoperta. Il tralcio viene preparato al taglio attraverso la “potatura” delle eccedenze di coltura, anche detti “viticci”.

2) Taglio a spacca occhio

Una delle ultime gemme della talea viene tagliata al centro con un taglio secco che viene definito gergalmente “a spacca occhio”, ovvero a metà.

3) Torsione del ramo

Il ramo appena tagliato viene “lavorato” eseguendo, con le mani, una torsione per snervare le fibre e togliere vigoria alla pianta. L’obiettivo è indurla a emettere le radici.

4) Preparazione del foro

Con l’ausilio di una piccola trivella a mano si effettua un foro nella terra della profondità di circa 50/60 centimetri. Nella foto si può vedere un fascio di talee pronte per essere messe a dimora.

5) Inserimento della talea

La talea di Cacchione viene inserita nel foro con vigoria e spinta quanto più possibile in profondità.

6) Chiusura del foro

Il foro viene chiuso compattando la terra circostante in modo da eliminare eventuali bolle d’aria.

7) Legatura al tutore

La talea viene legata al tutore in modo che possa crescere in altezza.

8) Riduzione talea

A questo punto, lontano dalle gemme, si taglia l’eccedenza della talea lasciando fuori dal terreno soltanto due gemme.

9) Cauterizzazione del taglio

La parte appena tagliata deve essere cauterizzata (tamponata) con un classico mastice usato in agricoltura per evitare che la linfa si disperda.

10) LA CRESCITA DEL CACCHIONE

Dopo qualche mese, la pianta inizia a produrre grappoli. Questi vanno sempre eliminati perché non compirebbero mai l’intera maturazione e nel contempo sfrutterebbero la linfa che invece così viene destinata all’irrobustimento della pianta.

11) Cacchione dopo 4 mesi

Ecco il vitigno di Cacchione messo a dimora a metà marzo 2018 come si presenta dopo circa tre mesi (foto scattata a metà giugno 2018). La foto mette in evidenza la potenza di questo vitigno, che si può definire selvaggio.

12) Cacchione dopo 1 anno

La foto, scattata a metà marzo 2018, rappresenta una talea messa a dimora nel febbraio 2017.

La prima consegna – Marzo 2018

A marzo 2018, abbiamo deciso di far partite l’operazione “Il Cacchione a casa tua”. In quel giorno Ivo Rossi ha tenuto una importante lezione sulla Filossera, sulla coltivazione con messa a dimora a piede franco e sono state consegnate le talee ai partecipanti che avevano manifestato la volontà di aderire al nostro progetto.

Questa iniziativa nasce dalla volontà di rinverdire nelle nuove generazioni di nettunensi questa antica tradizione della coltivazione del Cacchione. L’abusivismo edizilio e il conseguente abbandono delle campagne hanno minato alla tradizione, che vedeva tutti i nettunensi alle prese con esperienze di vendemmia o di lavorazione delle vigne.

A noi piacerebbe che le nuove generazioni, perse nei meandri della tecnologia più evoluta, riscoprissero il piacere della tradizione e l’amore per il territorio. Nettuno da sempre è sinonimo di Cacchione e siamo stati proprio noi, nel lontano 1973, a recuperare la tradizione del piede franco con voglia e passione. Ed è grazie alla tenacia dei nostri soci e con il sostegno dell’Amministrazione Comunale che nel 2003 è stato ottenuto l’importante riconoscimento della Dop Nettuno, ed è proprio questo il motivo che ci ha spinto a promuovere questa iniziativa.