Vendemmia e cambiamenti climatici: problemi e numeri del mercato vinicolo

Vendemmia 2023 e cambiamenti climatici

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Vendemmia e cambiamenti climatici: problemi e numeri del mercato vinicolo

 

I cambiamenti climatici a partire già da questa vendemmia 2023 stanno modificando i tempi di raccolta e la quantità della produzione. Si stima, infatti, un minore quantitativo di uva raccolta e una vendemmia più leggera rispetto agli ultimi 6 anni (circa il 12% in meno in generale secondo un report dell’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini), proprio perché il clima influisce sia sulla maturazione dell’uva e poi anche sui volumi prodotti. Resta per fortuna intatta la qualità del vino italiano.

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I danni della peronospora sul raccolto

I mesi di maggio e giugno, piovosi e con temperature basse per il periodo, hanno influenzato negativamente la crescita dell’uva, portando anche alla diffusione di un fungo (peronospora) che colpisce la pianta della vite, soprattutto quella a bacca rossa, e prolifera con l’umidità.

Il fenomeno ha registrato focolai sparsi in tutto il territorio italiano, ma ha colpito di più le regioni del Centro-Sud Italia (tra cui appunto Lazio, Abruzzo e soprattutto Molise) e ovviamente ha inciso negativamente sulla vendemmia di settembre, con perdite anche che vanno dal 25 al 40%. Si sfiora l’80% nel caso di coltivazioni biologiche.

Il maltempo ha reso difficile eseguire i trattamenti fitosanitari necessari, sia perché era impossibile entrare con i mezzi nelle vigne e sia perché la pioggia rendeva scarsamente efficaci i prodotti. La peronospora, quindi, ha portato a una drastica riduzione della quantità di uva raccolta, ma non ha influito sulla qualità dell’uva cresciuta sana.

Come il clima influisce sulla vendemmia

Luglio e agosto più soleggiati hanno permesso di salvare la maggior parte del raccolto, ma in diverse regioni la vendemmia ha subito dei ritardi. Questo per consentire alle piante far crescere e sviluppare i grappoli con il meteo migliore della fine di agosto e delle prime settimane di settembre.

A risentire di più dei cambiamenti climatici e degli incendi sono stati i paesi del centro sud Italia, come Sicilia, Puglia e Abruzzo (le perdite toccano anche il 30-40% secondo i dati). Il Nord ha dovuto far fronte a grandinate improvvise e gelate primaverili, ma nonostante tutto Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto sembrano in leggera ripresa rispetto a un 2022 ancora più sfortunato (+0,8%). Da valutare poi la situazione dei danni portati in Emilia Romagna dalla recente alluvione. Quindi il Paese è spaccato in due.

Le previsioni nella produzione

In attesa di concludere la vendemmia e di conoscere i dati effettivi, si prevede che l’Italia perderà lo scettro di maggiore produttore di vino al mondo, detenuto negli ultimi anni. La nazione favorita a primeggiare quest’anno è la Francia (produzione intorno ai 45 milioni di ettolitri).

Anche i cugini d’oltralpe hanno accusato danni nella produzione per i cambiamenti climatici, ma l’Italia ne fa la spesa maggiore non raggiungendo, sempre secondo le stime, i 43/44 milioni di ettolitri (la scorsa stagione furono invece 50 milioni). Il 2023 potrebbe essere ricordato come uno degli anni peggiori per i vigneti italiani. Non è andata meglio alla Spagna, che si piazzerà probabilmente al terzo posto.

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La qualità del vino italiano

Nonostante i problemi climatici, il vino italiano resta di grande qualità e lo dimostrano la giusta gradazione zuccherina delle uve, ricche di acidi e in composti aromatici. «Dalla vendemmia 2023 otterremo dei vini di buona qualità, con punte di eccellenza – ha detto il presidente di AssoenologiRiccardo Cotarella –. Molto dipenderà dal lavoro, a cominciare da quello degli enologi, eseguito in vigna e in cantina. È proprio in queste annate così strane che occorre mettere in campo tutte le conoscenze tecniche e scientifiche per mitigare i danni di un clima sempre più pazzo».

In un contesto climatico così difficile da prevedere, gli sforzi dei coltivatori sono enormi e sarà importante anche in futuro interagire con l’ambiente e cercare soluzioni per salvare i vigneti, perché preoccupa molto il rallentamento della domanda interna ed estera. Il presidente di Unione italiana viniLamberto Frescobaldi, pone l’accento su alcune priorità del settore come qualità del vino e riforma strutturale del comparto: «Occorre chiudere il decreto sulla sostenibilità e ammodernare il vigneto Italia, difficile da meccanizzare e costoso da gestire. Serve anche revisionare i criteri per l’autorizzazione “a pioggia” di nuovi vigneti in base alle performance delle denominazioni, oltre a ridurre le rese dei vini generici e rivedere il sistema delle Dop e Igp, compresa la loro gestione di mercato.  Occorrerà – spiega infine – cambiare marcia sul piano commerciale, a partire dalla semplificazione dell’Ocm Promozione e da una promozione di bandiera capace di coinvolgere le imprese sin dalla sua pianificazione».

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